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economia

Ne ho parlato diverse volte su questo blog ed alla fine siamo giunti all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Da oggi ufficialmente la Gran Bretagna è fuori dall'UE. L'accordo è arrivato in extremis, ma il futuro rimane incerto tra obblighi doganali ed accordi da rispettare. Quello che è sicuro è che si chiude un periodo travagliato in cui il divorzio tra il continente europeo e l'isola di sua Maestà ha occupato per mesi i tavoli diplomatici delle due controparti. Ora non resta che vedere come evolveranno i rapporti tra i due ex partner, con un occhio alla crisi legata al Covid-19 che non mancherà di segnare i mesi a venire.

Tags: #trasporti #economia

Dopo il recente annuncio di bando da parte di Trump per TikTok e WeChat è lecito soffermarsi a pensare alle implicazioni che ciò può comportare nel medio / lungo periodo non solo in ambito tecnologico, ma anche in quello economico.

L'Internet occidentale e quello orientale sembrano sempre di più separati risultando a tutti gli effetti divisi da una grande muraglia digitale invisibile.

I grandi colossi digitali americani (Microsoft, Facebook, Apple, Google etc..) non sono mai riusciti veramente ad entrare nel mercato cinese sia per aspetti politici che culturali, ma nemmeno quelli cinesi in occidente per i pressoché medesimi motivi.

Quello che si sta delineando è un mondo digitale diviso in due blocchi monolitici, quello delle Big Tech americane e cinesi (con piccole eccezioni).

Personalmente penso che una tale separazione non sia di certo positiva dal punto di vista economico.

Le ragioni credo siano abbastanza chiare a tutti, Cina e Stati Uniti cercano di allargare e consolidare la loro sfera di influenza geopolitica ed economica grazie alla tecnologia.

Così facendo però si sta realizzando una sorta di internet occidentale diviso da quello orientale, con conseguenze economiche non positive per paesi come il nostro che quelle infrastrutture tecnologiche deve utilizzare per sviluppare business all'estero.

Questa è una cosa certamente non positiva per noi spedizionieri che basiamo il nostro lavoro sul commercio estero.

Un mondo digitale più aperto avrebbe delle ricadute sicuramente più positive per il commercio mondiale.

Mi preme anche segnalare che in tutto questo l'Europa è solo spettatrice, non avendo un ruolo di primaria importanza in questa scacchiera virtuale. E questa non è di certo una buona notizia per tutti noi.

Tags: #scenari #tecnologia #business #economia

In questo blog ho trattato più volte il tema della guerra commerciale con la Cina. Dalla guerra dei dazi a quella contro i colossi tecnologici cinesi con in prima linea Huawei.

Questa logorante sfida che continua da moltissimi mesi ha recentemente ripreso vigore visto il recente annuncio di Trump di mettere al bando non solo TikTok ma anche WeChat.

Mentre TikTok è un social utilizzato dai giovani, molto più preoccupante dal punto di vista economico sarà quello di WeChat di proprietà del colosso cinese Tencent.

WeChat è un applicazione simile a Whatsapp ma che è rappresenta anche un portafoglio virtuale attraverso cui in Cina è possibile effettuare pagamenti.

Viene utilizzato comunemente da chi ha relazioni economiche con la Cina (e non solo) in quanto è l'app di messaggistica tra le più utilizzate in Asia.

Chi come noi spedizionieri ha rapporti stabili e duraturi con la Cina lo sa bene, WeChat è un mezzo di comunicazione immediato e privilegiato per sviluppare business e relazionarsi con le proprie controparti cinesi.

Di sicuro questo bando non avrà effetti positivi nelle relazioni economiche con la Cina e non sono da escludere contromosse a sorpresa.

Il bando di Trump non solo rischia di far sparire WeChat dagli store di Apple e Google, ma anche di colpire direttamente la società Tencent e tutte le aziende sussidiarie da lei controllate o partecipate.

Giusto dare una idea dei possibili risvolti economici di cui stiamo parlando faccio un breve elenco delle società di cui Tencent è azionista:

Riot Games (League of Legends – 100% di azioni); Epic Games (Fortnite – 40%); Supercell (Clash of Clans – 80%); Snapchat (12%); Universal Music Group (10%); Spotify (9%); Blizzard, Ubisoft e PlatinumGames (meno del 10%), oltre a Tencent Pictures che partecipa a diverse produzioni di Hollywood.

Insomma, più del bando di TikTok probabilmente ci sarebbe da preoccuparsi di quello di WeChat e Tencent.

Tags: #business #economia

Servono investimenti e servono subito. Inutile girarci intorno, l'economia di questo 2020 è caratterizzata dallo tsunami derivata dal Covid-19. Già parlavo in tempi non sospetti della necessità di fare investimenti importanti per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese. Ma all'epoca il coronavirus non si era ancora affacciato nelle nostre vite. Ora invece realizzare nuove opere pubbliche e sbloccare quelle ferme da anni è fondamentale per fare ripartire l'economia. Non dobbiamo però farlo alla cieca e dando soldi a pioggia, occorre invece concentrarsi su investimenti in grado di fare da volano e trainare la ripresa. Non solo grandi opere, ma anche piccoli cantieri. In tutto questo un ruolo importante lo giocano le infrastrutture stradali, logistiche, portuali ed aeroportuali.

Tags: #scenari #economia #investimenti

“Too big to fail” ovvero troppo grande per fallire. Questo è quello che molti investitori e clienti pensano (consciamente o inconsciamente) di alcune grandi società.

Purtroppo questo non è vero e lo scandalo tedesco di Wirecard è qui a ricordarcelo. Non entro nel merito della questione, tuttavia è clamoroso come un ammanco di quasi due miliardi di euro sia stato nascosto per diverso tempo senza che le autorità finanziarie tedesche se ne accorgessero.

Risultato? Milioni di carte di pagamento in tutta Europa bloccate per giorni e l'inevitabile fallimento della società con l'arresto del suo amministratore delegato.

Quale lezione dobbiamo trarre da tutto questo?

Nessuna società è immune dal rischio fallimento ed i conti economici spesso non raccontano la reale situazione societaria.

La crisi legata al Covid-19 provocherà sicuramente altri sconquassi in diversi settori inclusi quello dei trasporti.

Compagnie marittime ed aeree comprese.

Teniamolo a mente.

Tags: #economia #scenari

Uno studio di McKinsey Global Institute rivela che un quarto dei lavoratori europei rischia di perdere il posto di lavoro a causa della crisi economica che scaturirà dall'epidemia di Covid-19. Sono numeri impressionanti, si tratta di circa 59 milioni di persone in tutto il continente. Dallo studio emerge che i soggetti più a rischio sono i giovani sotto i 24 anni e con un basso livello di istruzione. Le mansioni più a rischio sono quelle legate al servizio clienti ed alle vendite. Quali saranno i settori più colpiti? Secondo lo studio sono turismo e ristorazione unitamente a quelli legati all'arte ed all'intrattenimento. Guardando più nel dettaglio scopriamo che ci sono ben 2,3 milioni di posti di lavoro a rischio legati ai trasporti. Cosa fare quindi? Sarà necessario per i governi intraprendere azioni straordinarie per mitigare questi rischi. Alcune contromisure sono già state prese, ma la politica dovrà porre maggiore attenzione ai settori più colpiti dalla crisi prendendo decisioni mirate e rapide così da salvaguardare il maggior numero di posti di lavoro.

Fonte: McKinsey Global Institute

Tags: #economia #crisi #trasporti #lavoro #coronavirus #scenari

La maggior parte dell'attenzione di questi giorni è sulla fase 2, quella in cui le aziende ripartiranno con le loro attività ed in che misura. Ma c'è una domanda ancora più importante a cui ben pochi sanno dare una risposta.

I clienti vorranno ancora gli stessi prodotti e servizi così com'erano prima dell'epidemia?

Tutti noi abbiamo vissuto un periodo senza precedenti e ci apprestiamo ad affrontarne un altro (probabilmente anche più lungo) molto simile con restrizioni di carattere sociale e sugli spostamenti. Tutto ciò è destinati ad incidere non poco sui nostri stili di vita pre-crisi.

Chi (e con che modalità) si recherà nei ristoranti che verranno aperti? Come ci comporteremo negli stabilimenti balneari? Acquisteremo comunque una nuova auto in questa situazione oppure attenderemo? Sceglieremo un modello di auto ecologica o visto il costo del petrolio bassissimo acquisteremo un modello classico? Torneremo ad utilizzare il contante o prediligeremo mezzi di pagamento elettronici?

Potremmo porci decine di domande di questo tipo.

Quindi la domanda non è tanto quando riapriremo, ma come saremo noi alla riapertura.

Tags: #crisi #economia #covid19 #coronavirus #scenari

Diciamocelo chiaro, ormai la quarantena forzata ha stancato molti di noi oltre che messo in difficoltà aziende, artigiani, lavoratori autonomi e dipendenti.

Purtroppo però l'agognata fase 2 non è così idilliaca come una buona fetta di cittadini se la immagina.

La Germania che ha provveduto ad una riapertura graduale ha visto in pochi giorni passare il tasso di contagio R0 da 0,70 ad 1. Ciò conferma quanto gli esperti continuano a ripetere da settimane, il termine della quarantena spingerà in alto il contagio e solamente rispettando scrupolosamente tutte le prescrizioni che sono state comunicate / che verranno implementate si potrà cercare di limitare l'aumento dei casi di Covid-19 mantenendoli in un numero limitato, tale da consentire agli ospedali di far fronte alle cure da dedicare agli ammalati.

Purtroppo dobbiamo iniziare a pensare che dovremo convivere con questo virus per molto tempo ancora, evitando di alimentare la falsa illusione che il peggio sia passato.

Tags: #economia #riflessioni #coronavirus #scenari

Secondo Iata (l'Associazione internazionale del trasporto aereo) l'impatto del Coronavirus sulle compagnie aeree sarà devastante. Perdite di ricavi per 89 miliardi di dollari e traffico passeggeri in calo del 55%. Gli ultimi dati dell'associazione evidenziano un collasso del traffico aereo attuale pari al 90% con 6,7 milioni di lavoratori a rischio nel comparto a livello globale. Per l'Italia, le stime parlano di 83 milioni di passeggeri in meno, perdite di ricavi pari a 11,5 miliardi di dollari, 21,1 miliardi di dollari di contributo all'economia italiana in meno e 310.400 posti di lavoro a rischio.

Tags: #trasporti #aereo #iata #economia #coronavirus #scenari

Iniziano ad arrivare i primi dati da parte delle compagnie aeree colpite dallo stop dei voli a causa del Coronavirus. Durante il mese di marzo Lufthansa (che controlla anche Swiss, Eurowings, Brussels Airlines ed Austrian Airlines), ha avuto una perdita di fatturato di 1,4 miliardi. Nel primo trimestre i ricavi sono stati di 6,4 miliardi, mentre nello stesso periodo dell'anno precedente erano stati pari a 7,8 miliardi.

Secondo un comunicato di Lufthansa:

Ci vorranno anni per rivedere il traffico aereo tornare ai livelli pre-crisi.

Nel frattempo il CEO della compagnia Carsten Spohr stima che la compagnia aerea per uscire dalla crisi dovrà ridurre il proprio personale di 10.000 unità e ridurre la propria flotta di 100 velivoli.

Una vera e propria cura dimagrante che dovrebbe consentire al gruppo di tornare in pareggio di bilancio entro il 2023.

Sempre secondo Carsten Spohr

Siamo stati il primo settore ad essere colpito da questa crisi globale e saremo anche tra gli ultimi a uscirne.

Purtroppo le cifre negative comunicate dal vettore tedesco non saranno sicuramente le uniche, l'intero comparto aereo ha visto infatti cancellarsi in poche settimane il 90% dei voli a livello mondiale.

Presto altri vettori aerei dovranno probabilmente intraprendere azioni simili per far fronte alla nuova e mutata situazione di mercato.

Tags: #aereo #economia #lufthansa #trasporti #dati