Traffico navale in tilt a causa del problema al Canale di Suez

I problemi delle catene di approvvigionamento internazionali ultimamente si ripresentano con una cadenza regolare. Nell'arco di un anno abbiamo avuto Covid-19 (con i conseguenti lockdown e restrizioni agli spostamenti delle persone), noli aerei e via mare in forte crescita, Brexit e ora il blocco (speriamo temporaneo) del Canale di Suez.

Diventa sempre più attuale domandarsi se occorra o meno ridisegnare le supply chain sulle quali si regge il nostro settore manifatturiero.

A livello europeo se ne sono accorti già in Germania dove la carenza di microchip provenienti da oriente ha rallentato la produzione di auto di Volkswagen.

Sempre per lo stesso motivo anche la produzione in Europa di batterie sta diventando sempre più strategica, proprio nel momento in cui l'elettrico sta iniziando a diventare una vera e propria soluzione alternativa al classico motore a scoppio.

Sembra che la teoria della delocalizzazione dall'altra parte del mondo inizi a mostrare i propri limiti, tenuto anche conto della crescente influenza cinese in tutta l'Asia e alle ultime tensioni sui diritti umani in Cina.

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